Linfa e Prana

“Linfa e Prana” è il mio nuovo progetto. Per come si presenta non è altro che un libro. Tuttavia, ha qualche eccezionalità, almeno per me.

Intanto, sfruttando qualche capacità delle vite precedenti (cioè di quel che ho imparato lavorando, prima di fare la naturopata), siamo riusciti ad auto-produrci. Massimo rispetto per il difficile compito degli editori, ai quali non voglio rubare il lavoro. Semplicemente, questa volta, ho voluto fare da me e vedere cosa succedeva… nei prossimi mesi lo scoprirò. Quindi per me è, già solo per questo, molto più di un libro. 

Per il suo contenuto è un laboratorio: la natura ha ispirato un progetto un tantino inconsueto. Mi sono chiesta se un albero, i rimedi da esso ottenuti e alcune posizioni yoga potessero appartenere a un insieme coerente. Cioè se per un albero è possibile ritrovare rimedi con specifiche attività e asana che riequilibrano particolari fastidi, sui quali intervengono anche i sopracitati rimedi ottenuti dai più sopra citati alberi.

Come mi sia venuta, non lo so. Forse quel che faccio ogni giorno ha voluto trovare quella forma per indicare che c’è un sistema coerente che guida il mio lavoro.

Sicuramente, la bravura come fotografo di Alberto Marchesi ha giocato un ruolo centrale. Per questo, oltre a essere un libro e un laboratorio di esperimenti, “Linfa e Prana” è anche un contenitore di bellezza.

Infine, quello che ai vostri occhi è un libro è stata la nostra sfida personale: la mia, quella di farmi fotografare (ci vuole del bello e del buono, perché non è scontato trovarsi lì davanti a un obiettivo che ti fa vedere proprio tutto di te, in particolare se chi fotografa è uno che tira fuori l’invisibile. Insomma, devi iniziare ad accettare le cose per come sono) e quella di Alberto, non so, dovreste chiedere a lui. Ma penso sia un po’ la stessa cosa: di un fotografo non vedere il volto, ma in realtà vedete molto di più perché con le sue immagini mostra la sua anima.

Vi lascio qualche riga dell’introduzione e vi auguro una buona lettura!

“Sfogliando le prossime pagine, troverete dieci sessioni più una dove a ogni individuo vegetale dotato di un proprio gesto, di una propria tradizione, di un proprio simbolismo e di proprie capacità curative, vengono associate più posizioni yoga con i medesimi contenuti simbolici e analoghi effetti sulle funzioni umane. In ogni sessione vengono anche riportati e descritti i rimedi ottenuti da quegli alberi di cui si serve la naturopatia per il sostegno della salute.

Ciò che ha del magico è che sono stati gli alberi a ispirare la realizzazione delle posizioni yoga e non viceversa, ovvero cercare a tavolino quali posizioni avessero determinati effetti sul corpo, sulle emozioni o sulla mente e poi individuare le piante da fotografare. Ci abbiamo provato ma non ha funzionato, qualcosa era come “stonato”. Solo dopo aver visitato i posti e aver realizzato le fotografie, in una fase di elaborazione del progetto, è stato chiaro che in certi contesti e con certi alberi era possibile praticare solo alcuni asana e non altri. In quel contesto quindi era presente un certo contenuto e posizioni con significato ed effetto non coerenti con esso non potevano essere praticati. Abbiamo quindi interagito con lo Spirito del luogo o con quello della pianta? Non sappiamo, ma è certo che abbiamo dialogato con l’ambiente circostante e con gli alberi che vi crescevano traducendo con il corpo e con l’immagine il messaggio che potevamo udire. Abbiamo ascoltato ciò che il luogo ci suggeriva, ci siamo aperti a ciò che, così ci è parso, le cortecce, i rami, le foglie e le radici ci volevano dire. Ognuno di noi si è sintonizzato con l’altro e con l’ambiente e abbiamo provato a esprimere tutto questo attraverso le forme del corpo e le immagini fotografiche, assecondando ognuno, quella forma espressiva che sentiamo come più in accordo con la nostra natura individuale.

Non teniamo alla perfezione di quel che abbiamo realizzato, ma alla sua verità, alla sua coerenza, al suo essere in linea con il nostro vissuto. Dare forma a questo ha richiesto abbandono del giudizio e apertura alla possibilità.

[…] In ultima analisi ci siamo confessati vicendevolmente il vero motivo che ci spingeva ad andare avanti (che poi forse era anche il vero motivo che ci aveva fatto iniziare): ispirare con il bello il bello.

Nelle vite di tutti noi c’è bisogno di armonia, di bellezza, di cura. Questo è il nostro contributo”.

P.S.: Anche la foto in alto, appena sopra il titolo è di Alberto Marchesi.

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