La depurazione non è solo una pratica cara alla Naturopatia

Anche lo Yoga prevede una serie di pratiche di purificazione che riguardano il corpo come gli Shatkarma che, come si capisce abbastanza intuitivamente dal nome, sono sei gruppi di pratiche (o azioni se ci si attiene più fedelmente al termine “karma”) per purificare il corpo.

La purificazione del corpo permette a un livello più sottile un corretto fluire di quella che in Naturopatia chiamiamo energia vitale e che nello Yoga si chiama prana. Come conseguenza si ottiene una maggior “pulizia” anche a livello mentale ed emozionale, una maggior facilità di concentrazione e meditazione.

La purificazione del corpo è quindi essenziale non solo per stare bene fisicamente ma anche per riuscire a intraprendere un vero percorso di autoconoscenza e spirituale.

I 6 shatkarma che sto imparando anche io da tempo a praticare, e che ancora richiedono un certo impegno da parte mia, sono elencati qui sotto con alcuni dei loro benefici e alcune mie riflessioni. Troverete on-line descrizioni più dettagliate, ma vi consiglio di chiedere a persone in carne ed ossa, che siano inoltre ben esperte, prima di addentrarvi in queste pratiche.

Gli Shatkarma

  • Nauli, la “pulizia dell’ombelico” che aiuta la digestione in modo da assimilare i nutrienti e non accumulare scorie indigerite (che in Naturopatia vengono definite colle e cristalli a seconda della loro origine e natura); favorisce la peristalsi e migliora l’eliminazione delle tossine attraverso l’emuntore intestino.
    Neti, la pulizia del naso con la lota e acqua salata. Serve a pulire tutte le alte vie respiratorie e aiuta certamente a una migliore chiarezza mentale, oltre la pratica del pranayama.
    Un accorgimento: la temperatura dell’acqua è calda ma non bollente e la quantità di sale (rosa o integrale e non industriale) è di un cucchiaino per mezzo litro d’acqua, se ne mettete di meno o di più ve ne accorgerete da soli! E la volta successiva non vi sbaglierete. Ora vedo tutti quelle persone che, come me, hanno fatto un errore, “sorridere” al ricordo del bruciore!
    Dopo aver lavato entrambe le narici, ricordate di soffiare bene l’acqua residua per non lasciare bagnate le mucose ed eliminare accuratamente tutti i residui.
    I lavaggi nasali con acqua di mare che si stanno diffondendo non sono altro che Neti in una versione “addomesticata”. Scegliete quella che preferite, ma trovo che Neti permetta una purificazione più profonda.
  • Basti è il lavaggio intestinale con una sacca da un litro e mezzo o due di acqua calda alla quale si può aggiungere camomilla, malva, altea, piantaggine o altre piante a tropismo intestinale. Alcuni aggiungono dell’olio d’oliva. È possibile utilizzare solo acqua e nelle pratiche igieniste c’è chi consiglia l’acqua a temperatura ambiente, ma la trovo troppo fredda e non fa per me. Oltre alla pulizia dell’intestino questa pratica ha un risvolto anche a livello mentale con, a mio avviso, un miglioramento dell’umore.
  • Trataka è la pulizia degli occhi. Consiste nel guardare senza chiudere le palpebre la fiamma di una candela posizionata a circa un metro di distanza. Consiglio di mettere la candela su un supporto e tenere lo sguardo dritto in avanti e non piegare il collo. La lacrimazione che sopraggiunge velocemente serve a pulire gli occhi e, anche se non se ne ha l’impressione, a decongestionarli. Quando la lacrimazione è forte, si devono chiudere gli occhi. Vedrete che sulla retina è rimasta impressa l’immagine della candela e continuerete a vederla anche a palpebre chiuse. Trataka si può ripetere per 2-3 volte. La sua funzione è anche quella di favorire la concentrazione e prepararsi alla meditazione.
    Trataka si può praticare anche guardando il sole nascente, attraverso le dita delle mani intrecciate a lasciare solo uno spiraglio perché la luce dei raggi solari non danneggi la vista… Ricordi di tanti anni fa e di un ritiro con una delle mie più care insegnanti di Yoga.
  • Kapalabhati o pulizia del cranio.  Significa “cranio lucente”. È una respirazione dove ci si concentra solo sull’espirazione che è decisa, spingendo in dentro l’ombelico. L’inspirazione invece si farà da sola, con un movimento passivo. Si possono fare 20, 30, 50 fino a 100 espirazioni, dipende dall’esperienza che si è maturata. E ripeterle per almeno 3 cicli. Tra un ciclo e l’altro si inspira e si trattiene il respiro (kumbhaka a polmoni pieni) per circa un minuto prima di espirare con calma. Lo scopo è “purificare” il tessuto cerebrale, poiché vi arriva maggiore sangue e quindi il tessuto viene ossigenato.
    Anche questa pratica richiede esperienza, ed è meglio evitarla se soffre di disturbi cardiaci o pressione alta.
  • Dhauti è la pulizia dello stomaco. Ve ne sono tre tipi.
    Quella che utilizza l’aria non l’ho mai provata. Consiste nell’ingerire aria e poi fare una bella eruttazione.
    La seconda consiste nel bere da un litro e mezzo a due litri di acqua salata (sale rosa o integrale e non industriale) e poi vomitarla, ripetendo fino a quando lo stomaco è vuoto. Questo tipo di purificazione non è assolutamente proponibile per chi ha problemi cardiaci, ernie o ulcere. Si tratta di una pratica piuttosto difficile per la nostra cultura e le nostre abitudini. Il suo beneficio consiste però nel fortificare lo stomaco e le sue funzioni in modo da digerire bene gli alimenti ed evitare che cibi non ben trasformati vadano ad aumentare il carico tossinico.
    La terza purificazione si esegue con una garza lunga qualche metro e larga circa 5 centimetri che va ingoiata e poi pian piano ritirata fuori. Inutile dire che ci ho provato ma il conato di vomito come riflesso di eliminazione di sostanze che non sono cibi ha avuto la meglio. Grande rispetto quindi per chi riesce a Dhauti. Io accetto il mio limite.

Shankhaprakshalasana

Oltre alle 6 purificazioni c’è poi la ben nota pratica di Shankhaprakshalasana che riguarda il lavaggio completo dell’intestino. Si esegue bevendo alcuni bicchieri di acqua calda leggermente salata ed eseguendo più volte degli asana specifici in modo da far scendere il liquido nell’intestino. Finita l’esecuzione degli asana si bevono altri due bicchieri di acqua e poi si riprende con le posizioni yoga. Ad un certo punto, se siete fortunati (o con un po’ di esperienza), l’intestino inizia a muoversi e si sente la necessità di evacuare. Si continua a bere acqua e a ripetere gli asana fino a quando l’evacuazione consiste solo in acqua pulita. La pratica termina proprio quando non c’è emissione se non di acqua.

La pratica di Shankhaprakshalasana va preparata almeno un giorno prima con alleggerimento della dieta, e si riprende a mangiare non prima di due ore dal termine della pratica. Tradizionalmente si utilizzano riso e ghee, il burro chiarificato. Sicuramente, si tratta di una tecnica non semplice, tuttavia, le mie esperienze di Shankhaprakshalasana sono tutto sommato buone, anche se prediligo pratiche Naturopatiche più delicate ma altrettanto efficaci.

Dinacarya

Veniamo infine e pratiche di depurazione che sono entrate nella quotidianità di molti, e forse qualcuno non sa neanche che appartengono allo yoga:

  • la pulizia della lingua con il netta-lingua (Jihva shodana): da farsi tutte le mattine prima di colazione;
  • la pulizia dei denti (Danta dhauti): spazzolare i denti prima della colazione;
  • oil pulling: dopo aver spazzolato i denti e nettato la lingua, sciacquare la bocca con olio di sesamo che poi viene sputato.

Queste tre pratiche entrano nelle abitudini quotidiane e fanno parte di quelle norme igieniche chiamate con un termina che adoro, ovvero dinacarya, che indica, proprio nel suo significato etimologico, una routine giornaliera.

Mentre le altre purificazioni sono indicate per esempio al cambio di stagione quelle più semplici, come dinacarya, dovrebbero far parte delle nostre buone abitudini sempre. In fondo,  non sono così difficili né richiedono troppo tempo. In cambio troveremo un miglioramento della salute del cavo orale che si estenderà ad un miglioramento delle mucose gastroenteriche con supporto alla digestione, dell’assimilazione e in generale all’eliminazione delle tossine.