Non omologati, naturopati e antifragili

Un paio di settimane fa, parlando di Antifragilità e salute, ho avuto l’impressione che per qualche uditore presente in sala, la naturopatia fosse un modo “romantico” di ricorrere a rimedi naturali (e un po’ “sempliciotti”) in un momento di crisi, per cercare di tirare avanti, rifugiandosi in un mondo bucolico dove la natura è bella, buona e gentile.
Mi spiace, non è niente di tutto questo!
Quello di cui parlavo, e cioè un modo di approcciare la salute di tipo naturopatico, si riferisce a un sapere che cerca nelle regole della natura (alle quali rispondiamo, perché della natura facciamo parte e da lì veniamo) il modo per evitare di ammalarsi in modo grave. Questo non significa negare la forza dell’innovazione o del progresso – nessuno vuole tornare a vivere nella foresta (non abbiamo neppure più gli skills sensoriali per questo). Vuol solo dire che è ora di aprire gli occhi, capire come funzioniamo, quali sono le grandi potenzialità antifragili (di adattamento e miglioramento) insiti in noi e quali sono le peculiarità di ognuno, per smetterla di adattarsi a standard e omologazione per cui tutti dobbiamo avere lo stesso tipo di alimentazione, tutti gli stessi valori ematici, tutti le stesse prospettive. Il libro di Nassim Taleb, “Antifragile. Prosperare nel disordine” in questo è illuminante e io, nel mio piccolo, ho preparato un paio di slides per dare almeno, qualche definizione…

 

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